Giovedì 30 Marzo 2006

Intervento di Tomas Hirsch all’incontro “Esperienze di democrazia partecipata”

Categoria: Tomas Hirsch

 


Torino, 22 marzo 2006

Prima di tutto vorrei ringraziarvi per l’invito che mi avete fatto e per aver avuto la pazienza di guardare questo video di un paese lontano come il Cile. Sicuramente voi avete le vostre preoccupazioni su temi importanti, di Torino e dell'Italia. So che c'è un problema coi treni ad alta velocità che stanno cercando di imporre in questa regione. Poco fa parlavamo con Angelo Tartaglia dei problemi ambientali ed energetici che ci sono qui. Vi chiedo scusa perché vi interrompo parlando di temi di un paese tanto lontano. Credo ad ogni modo che a qualcuno di voi possa interessare l'esperienza che abbiamo fatto in Cile ed in America Latina, soprattutto dal punto di vista di un'esperienza di democrazia partecipativa e diretta. In effetti, io sono stato il candidato a presidente dell'accordo più ampio mai realizzato dalla sinistra cilena dai tempi di Salvador Allende: un accordo che - per la prima volta in Cile e credo in tutta l'America Latina - ha unito su un piano di parità per lavorare insieme partiti politici ed organizzazioni sociali.
Molti di voi sanno che le relazioni tra partiti politici e organizzazioni sociali non sono sempre facili. C'è sempre la discussione su chi controlla il processo, chi decide e chi davvero porta avanti il lavoro. Noi abbiamo un'origine che ci ha permesso di lavorare insieme e curiosamente, se pensiamo ad un accordo politico-sociale, siamo nati come risultato della mobilitazione contro la guerra in Iraq. Dopo la dittatura in Cile non avevamo soltanto migliaia di assassinati e scomparsi, centinaia di migliaia di esiliati e torturati, ma la sinistra era anche completamente frammentata.
Io direi che questa era l'intenzione finale della dittatura in relazione alla sinistra cilena. Era frammentata in mille pezzi e nonostante il ritorno alla democrazia negli anni '90, nei primi 15 anni è stato impossibile arrivare ad un accordo unitario della sinistra cilena. Bush, questo terrorista, senza saperlo ci ha aiutato: mentre lui pianificava l'invasione dell'Iraq, noi abbiamo incominciato ad organizzarci per opporci a questa invasione. C'era una questione precisa che dava forza a questa mobilitazione: in quel momento il Cile era un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, pertanto il suo voto aveva un certo peso, un certo valore. Con la nostra mobilitazione abbiamo ottenuto che il Cile cambiasse il suo voto. Sono state le mobilitazioni più grandi organizzate dal ritorno alla democrazia. In realtà c'è stata più capacità di mobilitazione durante la dittatura che nel periodo di democrazia. Perchè c'era un motivo chiaro, un nemico chiaro.
Il ritorno alla democrazia ha significato tra l'altro che ognuno si accomodasse un po’ in diversi modi: alcuni che erano stati lottatori hanno considerato che ormai il loro compito era finito e che fosse ora di ottenere una buona carica nel governo, visto che avevano fatto tanti sforzi, altri invece pensavano che bisognasse continuare a lottare per passare da una democrazia rappresentativa ad una democrazia diretta. In altre parole eravamo usciti dalla dittatura, ma avevamo una democrazia formale. Certo è meglio, non si tortura, non si ammazza, non si fa sparire la gente, ma questo non è sufficiente. A noi pare che una vera democrazia sia quella dove la gente partecipa quando si prendono le decisioni. Non per tutta la sinistra, ma per il Partito Umanista questo era un tema fondamentale nella concezione della democrazia. Questa guerra ci ha unito ed così abbiamo iniziato a riunirci ed a lavorare insieme alle varie organizzazioni della sinistra cilena. Abbiamo incominciato a parlare e a discutere, tanto ore di conversazione tra partiti tanto diversi come quelli che eravamo nella sinistra, partiti di origine marxista, socialista, cristiana, umanista, organizzazioni ecologiste, dei popoli indigeni originari, organizzazioni religiose con interessi molti diversi, però ci univano alcune questioni. Tutti rifiutavamo il modello neoliberista che si andava imponendo con sempre maggiore forza in Cile. Questo modello che si è cercato di mostrare al mondo come il miglior successo della nostra storia in realtà è un modello molto buono, eccellente, fantastico, però solo  per il 5% della popolazione.
Se questo modello si è instaurato in Cile durante la dittatura, è stata la coalizione tra socialdemocratici e democristiani - diciamo di centro sinistra – quella che lo ha approfondito. Si è incaricata di continuare nelle privatizzazioni, di essere il primo paese che ha firmano trattati di libero commercio con gli Stati Uniti, di cancellare le imposte alle multinazionali che operano in Cile, di privatizzare la sanità e l'istruzione. Oggi i servizi sanitari hanno una qualità eccellente. Se volete dei buoni servizi sanitari,pprofondire questoo modello, di andate in Cile, però portatevi molti soldi. Perchè se non avete molti soldi la qualità dei servizi è disastrosa: per l'80% della popolazione cilena i servizi sanitari sono spaventosi e lo stesso succede per l'istruzione. In Cile esistono strade eccellenti, però ci vogliono abbastanza soldi per percorrerle perchè sono private. Le strade, gli aeroporti, i porti, l'acqua, l'energia, l'elettricità, tutto è privato… L'aria non ancora, però più o meno, perché le compagnie private la inquinano e non pagano niente per questo.
In Cile tutto è privato. Non c'è vera partecipazione della cittadinanza. Per noi stare in una democrazia formale va bene, ma è assolutamente è insufficiente. Quindi abbiamo deciso di incominciare a costruire un progetto in cui la democrazia partecipativa fosse un elemento fondamentale. Non è facile e non tutto quello che facciano in Juntos Podemos ha tutta la partecipazione della base che vorremmo.  E' piuttosto imperfetto, però ha una direzione. Quando abbiamo deciso di avere un candidato unico alle elezioni presidenziali e avevamo quattro e cinque pre-candidati, abbiamo fatto una consultazione molto ampia e molto aperta perchè la gente stessa si pronunciasse su chi gli sembrava il candidato più adatto. Quando è arrivato il momento di elaborare il programma di governo, si sono organizzate convenzioni comunali del Podemos e queste convenzioni si sono fatte in circa il 70% dei comuni del Cile. In queste convenzioni la gente è andata costruendo il programma di governo a partire dalle situazioni locali per arrivare al programma nazionale. Questo si è andato raccogliendo da tutti i comuni del paese e un gruppo molto ampio e rappresentativo dei vari settori lo ha unificato, fino a costruire il programma di governo. Il programma di governo è stato costruito con il contributo di circa 16.000 persone! Non è un programma di governo perfetto, però è stato meravigliosamente partecipativo. E a me sembra meglio così, piuttosto che sia perfetto, perchè ho visto programmi perfetti che quando li applichi sono un disastro e che non hanno nessun vincolo con la gente. Io preferisco una cosa imperfetta ma creata insieme.
Lo stesso Juntos Podemos come coalizione politico-sociale è diversa. Per noi la diversità è un valore. Non vogliamo che nessuna delle organizzazioni che lo compone scompaia: sono più di cinquanta organizzazioni, alcune sono molto grandi e stanno in tutto il paese, altre sono piccolissime (cinque persone), però tutte hanno valore e tutte hanno lo stesso spazio di partecipazione e di presa delle decisioni. Non si tratta neanche di impedire alle organizzazioni più grandi di sviluppare le loro attività. Però perché siamo arrivati a stare insieme? Io credo soprattutto perchè abbiamo capito che nessuno di noi da solo poteva riuscire ad ottenere il Cile che sognava. Il Cile che sogniamo non sarà solo un Cile umanista o comunista, cristiano, ecologista. E' un Cile costruito dalla diversità in cui chiediamo e vogliamo che la diversità si ampli, non vogliamo una cosa uniforme, omogenea. Per questo diamo tanto valore alle diverse opinioni, stili, linguaggi, forme di lavorare. Abbiamo cercato di riflettere questo anche nei gruppi di lavoro: più che vedere chi controlla quale gruppo di lavoro, ci interessa che lì si esprimano le diverse visioni del paese. Per questo abbiamo cercato di mantenere dei meccanismi di consultazione permanente; così abbiamo lavorato fino ad adesso.
Abbiamo anche incontrato molte difficoltà, a volte abbiamo delle visioni molti differenti. Al primo turno delle elezioni presidenziali nello scorso dicembre abbiamo ottenuto il risultato più ampio mai realizzato dalla sinistra dai tempi dell'Unidad popular, però dopo c'è stato un secondo turno in cui noi non eravamo presenti e li c'erano diverse visioni rispetto ad appoggiare o non appoggiare la candidata del contro sinistra. A noi sembra molto rispettabile che si siano diverse visioni e non si tratta di imporre una su un'altra, anche se questo può generare tensioni. Per noi è importante fare in modo che l'attività politica recuperi etica e coerenza. In Cile almeno si dice che la politica non interessa ai giovani, che i giovani non credono ai politici e c'è gente che si preoccupa per questo. A me a volte preoccupa il contrario: com’è possibile che ci siano giovani che credono ancora ai politici tradizionali? I giovani non credono ai politici, non hanno fiducia nei politici perché i politici non hanno fiducia nei giovani, quindi direi che i giovani sono piuttosto saggi. Questo si chiama reciprocità!
Come costruire un nuovo stile di fare politica? Credo che si possano incorporare vari elementi. Un elemento che per me è fondamentale è il concetto di responsabilità politica, che si deve tradurre addirittura in una legge di responsabilità politica. Che cos’è una legge di responsabilità politica? E' una legge che permette che se una persona come candidato ha fatto delle promesse e poi non le mantiene, o almeno non cerca di mantenerle, la popolazione abbia qualche meccanismo per mandarla via. Oggi ci sono meccanismi per eleggerlo, però poi non puoi più levartelo di dosso e questo lo giustificano con una grande bugia. Dicono se noi non abbiamo mantenuto le nostre promesse semplicemente il popolo non ci eleggerà più, però le cose non vanno così. Per esempio in un’elezione io sono candidato a Venezia, non mantengo quello che ho promesso e all’elezione seguente mi candido a Napoli e dopo Napoli vado a Firenze. Lo stesso succede al governo, semplicemente cambiano posto e fanno una buona campagna pubblicitaria. Viviamo anche in tempi in cui la memoria è piuttosto corta e la gente di un posto non sa o non ricorda cosa è successo con questa persona in precedenza. Oggi con la democrazia rappresentativa succede la cosa seguente, come in un'opera di teatro in cinque atti: 1° atto, un candidato promette di tutto; 2° atto, gli crediamo tutti e votiamo per lui; 3° atto, viene eletto, 4°atto, non fa niente di quello che aveva promesso e per giunta rappresenta interessi di altri e... 5° atto, noi non possiamo farci niente. Ci vuole un meccanismo per mandarlo via quando non mantiene le promesse. Questa è una legge di responsabilità politica. L'abbiamo presentata in Parlamento molte volte e abbiamo raggiunto una meravigliosa unanimità, l'unanimità per cui questo tema non si è mai discusso, non si è mai messo sul tavolo, non c'è mai stato un solo deputato che abbia voluto discuterne. E' interessante!
Abbiamo sviluppato alcune attività di democrazia partecipativa: nei Comuni dove abbiamo dei sindaci eletti, questi hanno consultato la popolazione su come investire il bilancio. Stiamo parlando di come investire le parti importanti del bilancio, delle questioni fondamentali e non di quelle secondarie. Si dice che se si fa questa domanda alla gente, la gente non sa rispondere. L'esperienza ci ha mostrato che la gente lo sa molto bene e che priorizza molto bene, basta informarla adeguatamente. Per questo un altro elemento della democrazia partecipativa che applichiamo è questo: tutti i nostri consiglieri e sindaci ogni sei mesi fanno un resoconto pubblico nel loro Comune di quello hanno fatto e di quello che non hanno potuto fare. Allo stesso tempo, quando assumono la carica i nostri consiglieri accettano di venire destituiti se una percentuale della popolazione lo richiede, anche se questo non è stabilito dalla legge. Quindi cerchiamo di mettere in pratica questa nostra proposta.
In Cile stiamo cercando di costruire un'alternativa di sinistra. Quello che succede in Cile non è isolato dal resto dell'America Latina: come diceva il video che abbiamo appena visto, soffiano nuovi venti, in America Latina soffiano nuovi venti. Negli anni '70 e '80 avevamo le dittature militari, negli anni '90 abbiamo avuto i governi social-democratici con i quali siamo usciti dalla dittatura, però abbiamo mantenuto il modello; in questi ultimi anni invece abbiamo nuovi governi con esperienze di sinistra in tutto il continente. L'esperienza di Chavez in Venezuela, Evo Morales in Bolivia, l'esperienza di Lula in Brasile, di Tabarez Vasquez in Urugay e quella di Juntos Podemos in Cile, le possibilità che si aprono in questo momento in Perù. E la stessa elezione di Michelle Bachelet in Cile: nonostante fosse la candidata con cui io competevo, in ogni caso mi sembra che rappresenti un nuovo momento. Se uno guarda quello che è successo in America Latina, vede che la gente sta scegliendo modelli che cercano di allontanarsi dal modello neoliberista. Questi sono i primi tentativi. Ci sono successi ed errori. Nessuno di questi governi sta facendo tutto quello che si vorrebbe, alcuni sono nuovissimi come quello di Evo Morales, che è presidente della Bolivia da un mese. Mi sembra però che nascano con una direzione diversa da quella di precedente. In duecento anni di storia boliviana non c'è mai stato un presidente che abbia cominciato o terminato il suo mandato democraticamente, neanche uno: colpi di stato militari, presidenti che scappavano con le valigie piene di dollari, altri che sono stati uccisi… tutti i tipi di situazione. Però nella storia della Bolivia - un paese dove il 94% della popolazione è indigena - non c'era mai stato un presidente indigeno. Io sono stato da poco con Evo Morales, dieci giorni fa più o meno e lui mi ha detto: "Io sono un dirigente contadino, un dirigente sindacale che per alcune circostanze per quattro anni è Presidente della Repubblica. Alla fine di questo mandato continuerò ad essere un dirigente contadino". A me sembra che questo atteggiamento, questa ubicazione, abbiano un grandissimo valore. Non sarà facile allontanarsi dal modello neoliberista - non lo sarà neanche per lui - però c'è un tentativo. La gente si è diretta verso questo presidente per le sue proposte, ma soprattutto perchè sente che è una brava persona. Lo hanno sentito come una persona che onestamente vuole cambiare la situazione del suo popolo. Questa è la cosa più interessante di questo momento. Per me la cosa interessante in America Latina non è tanto chi è stato eletto presidente, ma piuttosto il fatto che i popoli stiano incominciando a cercare nuove risposte. Alla fine chi è o non è presidente può comportare successi o errori, però tutto questo sta dimostrando che la gente vuole prendersi in mano il proprio futuro e vuole partecipare. E questo a me sembra molto rilevante e merita di essere appoggiato.
Per questo almeno in Cile noi abbiamo l'impegno molto chiaro di continuare a lavorare insieme. Siamo convinti che l'unico modo di trasformare la situazione del nostro paese sia lavorando insieme e raccogliendo le cose migliori di ognuna delle organizzazioni che partecipa. E’ con le virtù di ognuno che possiamo sviluppare nel modo migliore questo progetto. E siamo in questo. Non è sempre facile. Soprattutto quando si vive in paesi con governi socialdemocratici che approfondiscono il modello neoliberista, si vedono come se fossero di sinistra e che vendono l'immagine di essere di sinistra. Nel caso del Cile adesso abbiamo un presidente donna che è una buona persona e ha davvero voglia di produrre dei cambiamenti, però appartiene ad una coalizione di governo che è totalmente connessa con il modello neoliberista. Per esempio non rivedranno i trattati di libero commercio con gli Stati Uniti, con il Giappone e con la Corea, non ridurranno le spese militari in Cile e nelle regioni, non faranno pagare tasse o non imporranno royalties alle multinazionali che si portano via le nostre risorse, non cambieranno la legislazione lavorativa che impedisce una vera sindacalizzazione. Allora perchè si chiamano di sinistra? Non si è di sinistra perchè uno si mette il titolo, il nome di sinistra. Non si è di sinistra perché lo si è stati da giovani. Non si è di sinistra per una questione di curriculum vitae. C’è gente che dice: “Sono stato esiliato, mi hanno torturato…” sì, sì, va bene, però adesso tu stai privatizzando le imprese di acqua potabile. Allora tu sei di sinistra, ma allora com'è questa cosa? E alla fine non mi importa tanto come ti chiami. Alla fine il tema è che modello sociale stai aiutando a costruire. E in Cile ci troviamo col fatto che il Partito Socialista durante l’Unidad Popular di Allende era il più estremista e fu proprio quello che rese difficile a Allende portare avanti il suo programma di governo. Oggi sono quelli che portano avanti tutto questo progetto di privatizzazioni. Michelle Bachelet può essere una brava persona, ma il Ministro delle Finanze che ha nominato per la pressione dei partiti viene da Washington e i cinque ministri principali appartengono ad una fondazione che lavora per mantenere il modello e si chiama Expansiva. Quindi dimmi con chi vai...e ti dirò se sei di sinistra o di destra. Ricardo Lagos ha finito il suo mandato con un 70% di appoggio popolare. 70%! Il 45% corrisponde alla gente della coalizione di governo ed il restante 25% è la destra. E la destra non è mai stata tanto contenta come con questo governo socialista. Non lo dico io, lo dicono loro. L'associazione degli industriali, l'associazione dei banchieri e l'associazione degli imprenditori hanno organizzato una grande cena di addio a Ricardo Lagos, la centrale unitaria dei lavoratori no, non gliel'ha fatta! Un po’ strana questa sinistra che è applaudita dai banchieri e non ha l'appoggio e l'affetto dei lavoratori.
Dunque noi pensiamo che oggi sia importante portare avanti una proposta alternativa; forse non ha ancora una maggioranza di voti, però sta crescendo. In realtà in Cile questo modello è stato così tanto imposto - tanto imposto nella testa della gente - che la gente crede ancora che riceverà alcune briciole. Ognuno individualmente sente che viene maltrattato, che sta male, però crede che questa sia la sua situazione individuale, in realtà crede che sta così perchè ha fatto qualcosa di male. Il bombardamento pubblicitario mostra che le cose vanno bene, così pensa che forse lui è un po’ stupido ed è per questo che le cose non gli vanno bene. Però la gente sta incominciando a comunicare e sembra che "gli stupidi" siano molti, perchè siamo in molti a sentirci maltrattati. Bene, noi maltrattati abbiamo deciso di organizzarci. Molte grazie.