woensdag 22 juni 2005

LA FRANCIA E L’OLANDA HANNO DETTO NO: ORA FACCIAMO UNA VERA COSTITUZIONE

Categorie: Italy

Door: Partito Umanista Italia


Una buona notizia

Il No della maggioranza dei votanti francesi e olandesi al referendum sulla Costituzione europea non ci meraviglia affatto. Anzi, per il Partito Umanista che si è schierato decisamente contro questa Carta, tale risultato non può non essere accolto come una buona notizia.

Alla base di questo esito ci sono numerose motivazioni, anche diametralmente opposte, ma nessuna di esse può essere strumentalmente usata come l’unica motivazione.
Ci sembra però che un denominatore comune potrebbe essere individuato. Questo denominatore comune non può essere il rifiuto dell’unione dell’Europa, come vorrebbero i sostenitori delle posizioni più conservatrici. Forse un fattore abbastanza comune che ha spinto molti francesi e molti olandesi a votare No è l’enorme distanza che il popolo avverte rispetto alle istituzioni. Un problema come questo, che già rappresenta la base della sempre più scarsa partecipazione dei cittadini alle elezioni che riguardano i governi di ogni paese, risulta ancora più accentuato per istituzioni ben più lontane come quelle europee.
Eppure questo voto non era per eleggere il parlamento europeo, ma per qualcosa di più importante: la legge delle leggi, la Costituzione dell’Unione Europea, firmata a Roma il 29 ottobre 2004.
Di fronte all’importanza di questo evento i cittadini non sono rimasti indifferenti. Ben il 70% dei francesi e il 63% degli olandesi è andato a votare. E la maggioranza ha votato No. Un No che probabilmente, oltre ad essere un No ai contenuti di questa Carta costituzionale, è un No al modo in cui si è arrivati a concepire questa Carta e al modo con cui si sta cercando di farla accettare.


Il fallimento della democrazia formale

La versione finale di questa Costituzione è il frutto di una serie di compromessi al vertice, in piena sintonia con il regime di democrazia “formale” che vige in tutti i paesi europei. Non c’è stato alcun dibattito serio che abbia coinvolto direttamente i cittadini europei, i quali, laddove è stato indetto un referendum, sono stati chiamati solo per dire Sì o No. In altri paesi, addirittura, non sono neanche stati chiamati a votare. In 9 paesi, infatti, è già avvenuta la ratifica della costituzione, ma solo in 1 di essi, la Spagna, è stata una ratifica anche referendaria; negli altri 8 c’è stata solo una ratifica parlamentare. Oltre a Francia e Olanda, per gli altri 14 paesi europei solo in 6 di essi è prevista la consultazione referendaria per chiedere la ratifica di questa costituzione.
Il risultato di questo ennesimo prodotto della democrazia formale è un testo lunghissimo, complesso e totalmente autoreferenziale. Ma soprattutto non c’è neanche l’ombra di un principio generale, di un’idea ispiratrice degna di questo nome. Questa Carta in altre parole è il frutto di un principio egemonico venuto dall’alto, che vede nella volontà popolare solo una variabile indifferente, se non addirittura un ostacolo da superare con il silenzio e con l’inganno.
Perché quindi un cittadino, totalmente tagliato fuori da qualsiasi decisione, dovrebbe rispondere positivamente a qualcosa che lo riguarda ma su cui non è stato neanche interpellato, se non per dire semplicemente Sì o No?
Stiamo parlando dello stesso principio egemonico che sta alla base della guerra in Iraq, avviata da una coalizione internazionale di poteri costituiti, nonostante contro di essa si sia espressa un’eccezionale opinione pubblica, mai così numerosa e determinata.
Ci troviamo di fronte all’esibizione di un totale disprezzo nei confronti della voce dei popoli, lo stesso disprezzo che stanno dimostrando le istituzioni in questo tentativo di far passare un modello di Europa che non corrisponde affatto a ciò che i popoli europei desiderano.

Il fallimento è totalmente evidente. Stiamo assistendo al fallimento di un modello di democrazia che definiamo senza indugi “formale”. Le istituzioni che dovrebbero rappresentare chi le ha elette non funzionano in senso “realmente democratico”, cioè a partire dal popolo e dai cittadini.
Nell’attuale democrazia formale le decisioni che contano vengono prese nelle stanze del potere, a cui seguono vari tranelli, tra cui anche una consultazione referendaria in cui la quasi totalità dei partiti si schiera a favore di ciò che già hanno deciso, mettendo in campo tutta la loro potenza mediatica ed economica.
Ma, come abbiamo già detto, questo sistema sta dimostrando chiari segni di fallimento. Lo stanno a dimostrare i risultati dei due referendum in Francia e Olanda. Sembra arrivato il momento in cui la maggioranza dei cittadini non sopporta più il fatto che, contrariamente al principio di rappresentanza, vengano prese decisioni in nome del popolo, anche se le aspirazioni del popolo sembrano andare in ben altra direzione.


Una Costituzione antiumanista

All’arroganza metodologica corrisponde, d’altronde, la violenza dei contenuti. Una consistente parte dei cittadini che hanno votato No, lo ha fatto anche perché non è d’accordo con i contenuti della Carta costituzionale proposta, esprimendo una forma di ribellione e di disobbedienza ai suoi presupposti neoliberali, violenti, antidemocratici e discriminatori, atti a rispondere esclusivamente agli interessi finanziari delle banche e delle multinazionali.
La Regionale Umanista Europea all’inizio del 2005 aveva denunciato apertamente questi presupposti nettamente antiumanisti. In particolare ha denunciato che il testo che si vorrebbe ratificare:
• Assicura la supremazia della Banca Centrale Europea rispetto ai parlamenti eletti, rafforzando un modello che favorisce la privatizzazione dei servizi pubblici e mette in discussione importanti conquiste sociali nel campo della sanità e dell'educazione.

• Non si impegna per la pace mondiale, non assicura il rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite riguardo agli interventi militari e promuove e rafforza l'industria bellica.

• Pone la cittadinanza europea come requisito per godere pienamente dei diritti fondamentali elencati nella Carta e lascia così privi di protezione più di 20 milioni di esseri umani residenti in Europa.

Chi, come gli umanisti francesi ed olandesi, ha votato No con tali motivazioni ha voluto esprimere un netto dissenso nei confronti di un’Unione Europea che, per rispondere ai suddetti interessi, ha sperperato in pochi anni il credito che milioni di lavoratori e cittadini europei avevano dato al progetto europeo, ricevendo in cambio quasi esclusivamente un peggioramento delle condizioni di vita, attraverso continui attacchi nei confronti dei diritti acquisiti nei propri paesi.


La resa dei conti

Probabilmente siamo arrivati ad una resa dei conti. Ma non tra singoli paesi dello stesso continente europeo – come soprattutto Francia, Germania e Gran Bretagna - che, contro ogni falsa dichiarazione d’intenti, hanno sempre minato l’unione europea per interessi del tutto particolari.
La resa dei conti è tra i popoli europei e la politica dei palazzi. Dopo decenni di generosa fiducia i popoli probabilmente si sono stancati. Si sono stancati di un’Unione Europea che, nata come unione dei mercati, non è mai riuscita a diventare una reale entità politica.
Mentre i cittadini dicevano Sì alla loro unione in un’unica entità politica, i loro rappresentanti a Bruxelles non sono mai riusciti ad andare al di là dei piccoli interessi del proprio paese, se non addirittura del proprio partito o della lobby che ha finanziato la loro campagna elettorale.
Di conseguenza quello che vediamo oggi è il risultato di una politica fatta esclusivamente di parziali decisioni prese nei confronti di situazioni contingenti. Come è possibile portare avanti un progetto così ampio e complesso andando avanti solo con decisioni prese di volta in volta, guardando, non fuori le finestre del palazzo dove c’era un intero popolo che voleva questa unione, ma stando attenti solo a rispettare i voleri di chi detiene il potere economico? Il progetto europeo ha perso qualsiasi visione strategica, come dimostra la totale assenza nella Carta costituzionale di un’idea ispiratrice che guidi questo progetto con finalità, modi e ritmi ben chiari e programmati in modo dettagliato.


Una vera Costituzione

Dal nostro punto di vista questo risultato dei referendum in Francia e Olanda dimostra che l’Europa dei popoli è pronta per darsi una Costituzione. Un’Europa dei popoli pronta a darsi una Costituzione che, diversamente da quella firmata l’anno scorso a Roma, si ispiri alle profonde radici umaniste della nostra cultura e sostenga la costruzione di un'Europa solidale, multiforme, tollerante e nonviolenta, un'Europa che fornisca il suo contributo alla futura Nazione Umana Universale.
Paradossalmente non erano pronti coloro che avrebbero dovuto redigere una Carta costituzionale degna di questi popoli. Costoro hanno preferito, al contrario, perseverare in semplificazioni e accelerazioni che avrebbero dovuto introdurre, a mo' di "cavallo di Troia", forme e contenuti molto lontani dalla democrazia reale, dalla partecipazione attiva e critica degli europei e dall'ideale di una regione di pace, solidarietà e uguaglianza. Ma la via dell’inganno, come spesso accade, non ha pagato: la pancia del “cavallo di Troia” si è aperta in anticipo e il popolo ha scoperto l’inganno.

Il risultato dei referendum francese e olandese riporta il processo di costruzione ad un punto vitale, precedente al “binario morto” su cui il processo di unificazione europea era stato condotto. Un punto vitale dal quale ripartire, aprendo un dibattito di alto profilo che coinvolga finalmente i popoli europei.
Da questo dibattito realmente aperto e democratico emergeranno chiari e forti i principi di base di una vera Costituzione Europea, che affermi come valori la pace, la solidarietà, la tolleranza e la nonviolenza non solo nel preambolo, ma in tutti gli articoli.


Roma, 3 giugno 2005

www.partitoumanista.it


Bestanden:
Il_No_di_Francia_e_Olanda_it.pdf